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te la prendi con quel cazzo di coniglio della Nesquick.
Un recente rapporto di Amnesty International intitolato “Deliberata distruzione o danni collaterali? Gli attacchi di Israele contro le infrastrutture civili” denuncia chiaramente il governo israeliano di aver bombardato a danno di civili, le postazioni militari di Hezbollah in Libano, macchiandosi di quelli che vengono definiti dei veri e propri “crimini di guerra”.
A detta di Amnesty Intl. I danni alle abitazioni, ponti e a varie strutture civili non sono da considerarsi “danni collaterali” ma esclusivamente “attacchi sproporzionati e indiscriminati”.
Ora l’associazione per i diritti umani richiede urgentemente un’inchiesta dell’Onu sulle violazioni compiute da Israele e da Hezbollah per quanto riguarda il diritto umanitario.
Quest’inchiesta dovrebbe a detta di Amnesty considerare i danni che hanno colpito la popolazione civile e viene richiesta la completa riparazione ai cittadini, ancora una volta, vittime dei giochi di potere.
Amnesty assicura che il rapporto si basa su prove raccolte da ricercatori dell’associazione internazionale e comprende interviste a funzionari delle Nazioni Unite, a militari dell’esercito israeliano e del governo libanese.
nel dubbio,
alle 10.53 Israele ha bombardato la cittadina libanese di Shebaa, ad est della cosiddetta “linea blu” che marca la linea di confine tra Israele e Libano. A circa un chilometro da una postazione dell’esercito libanese.
L’Italia è disponibile ad assumere il comando della task force che si impegnerà nel progetto di peace keeping delle Nazioni Unite.
Lo fa sapere il premier Romano Prodi che, dopo l’esortazione israeliana di domenica, ha ricevuto ieri anche la telefonata del premier libanese Sinora che candidava l’Italia come possibile forza di comando dell’Unifil.
Prodi è comunque molto cauto, si rende conto della difficoltà di questa missione e rimanda la decisione alle Nazioni Unite facendo comunque sapere che l’Italia farà il suo dovere.
Dello stesso parere è il vicepresidente della Camera Arturo Parisi, che dipinge un’Italia “pronta” e rinforza l’idea riportando le notizie, che da Berlino, riportano una Germania schierata per una guida italiana.
Prodi aggiunge che sul comando sarà il segretario dell’Onu a dire l’ultima parola, senza tralasciare l’importante ruolo della riunione a sfondo “tecnico” richiesta a Bruxelles dalla Francia.
Proprio 
Dal punto di vista diplomatico è chiaro quindi che l’Italia non vuole creare tensioni e cerca di dimostrarsi pronta e non agguerrita.
Sarebbe una possibilità importante per l’Italia: non è da dimenticare la sua importante posizione a livello mediterraneo, zona che si sa, è sempre stata scenario di tensioni internazionali.
La situazione in Libano è molto delicata ed è chiaro che qualunque paese sarà incaricato a guidare la missione dovrà stare molto attento a non fomentare tensioni con Hezbollah.
Le impressioni positive lasciate dai militari italiani in Libano nel 1982, potrebbero essere la chiave per non creare ulteriori tensioni con il partito sciita libanese guidato da Hassan Nasrallah.
Staremo a vedere. Per ora,
buonanotte, e buona fortuna.


(tra l'altro anche copertina di Menlove Ave.)




La scorsa settimana, la petizione Control Arms: Million Faces, è stata consegnata al segretario generale delle Nazioni Unite Kofi Annan. La consegna è avvenuta il 26 giugno a New York, in occasione della seconda fase della Conferenza della Nazioni Unite sul commercio delle armi leggere.
Il progetto Million Faces, si proponeva l’obiettivo di scattare un milione di ritratti per protestare contro la produzione illegale di armi.

Mr. Kofi lo riconoscerete di sicuro. Il ragazzo che lo aiuta a sollevare la petizione in questione è Julis Arile, la milionesima faccia che ha partecipato al progetto.
In mezzo a quelle facce, c’è anche la mia. Scattata al Soča Riversplash nel luglio del 2005.
E non fa piacere perchè in qualche strano modo soddisfa la necessità di apparire che alberga in ognuno di noi; fa piacere perchè, nella totale consapevolezza che il nostro pianeta è un oceano, mi fa sentire partecipe di una delle correnti che lo animano.
Julis Arile Lomerinyang è nato in Kenya, dove ha perso familiari ed amici a causa della facilità con cui il commercio di armi illegali si è diffuso a macchia d’olio, o in modo più corretto, a macchia di sangue.
La costante crescita della produzione di armi e l’evoluzione delle stesse dal punto di vista logistico, sono la causa, ogni anno, di milioni di morti a livello planetario.
Julis, il sottoscritto e altre 999,998 persone, hanno preso parte a questo progetto.
Se anche voi volete saperne di più, vi invito a controllare il sito di Control Arms.
Se, in più, non disdegnate un bel film, vi consiglio Lord of War, con un Nicholas Cage ucraino e trafficante d'armi.
In caso contrario, ritornate pure a sognare che domani c'è la notte dei saldi.
On AiR : Andrew WK - We Want Fun
Oooh baby, when you cry, if you're gonna scream, scream with me...