domenica, 03 settembre 2006
author: beatsnow @ 23:12
category: be@tsnow, deliri artistici
comments: commenti (10)(popup) | commenti (10)
Commenti
#1   04 Settembre 2006 - 13:46
 
grazie..
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#2   04 Settembre 2006 - 14:40
 
Bello :)
Io però sono per l'autunno... L'inverno un po' mi spaventa.

bacio
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#3   04 Settembre 2006 - 23:19
 
L'inverno è sempre, e spesso a torto, pensato "freddo" come "asettico".

così, invece, va decisamente meglio.

[però anch'io sono un "autunnale" :) ]
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#4   05 Settembre 2006 - 17:59
 
Bellissime parole...
Un "momento" in tutto sè stesso.
Meraviglia , davvero.
s.

P.s.
Peccato che oggi ci sia un "rigurgito" d'afa :P
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#5   05 Settembre 2006 - 18:02
 
il post è troppo lungo non farò finta di averlo letto :P un besito
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#6   06 Settembre 2006 - 07:28
 
non sembri un ventiduenne studente fankazzista..
Pensieri belli e profondi quelli che hai scritto.
Buona giornata :-)
Alidada
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#7   06 Settembre 2006 - 14:46
 
amen ... oggi è uno di quei giorni dove non mi riesco a registrare... vabbè facciamo l'utente anonimo... facciamo...
non so... a me sto post.. ricorda un po' l'atmosfera da libro.. tipo signore degli anelli.. boh? forse per il titolo...
ciao
ivy phoenix
utente anonimo

#8   08 Settembre 2006 - 08:34
 
In questo bellissimo quadro la cornice è il silenzio, come simbolo di rispetto nei confornti della superiorità della natura...
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#9   09 Settembre 2006 - 10:08
 
è il silenzio
da plasmare
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#10   11 Settembre 2006 - 20:14
 
Nietzsche affermava che la memoria dev'essere affiancata necessariamente dall'oblìo. L'uomo deve ricordare, è giusto che possa rivedere il passato, magari con chiavi di letturta tutte diverse.
Ma senza oblìo sarebbe finito. L'uomo deve sapere anche dimeticare. O meglio, potere dimenticare. O così, o non potrebbe andare avanti per la sua lunga e gelida strada del NOrd... Credo...

(Mi piace il tuo post)
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Commenti

Il sentiero del freddo è lungo e compassionevole.
Ti rende felice e ti fa viaggiare tranquillo, cullato dai chicchi di neve che scendono dal cielo notturno.
Le stelle se ne stanno zitte, cercano di rendere la loro presenza la più leggera possibile. La luna, anche lei, è ferma e mi guarda fisso negli occhi, come a cercare le risposte dentro di me.
Ma non è severa. Sta li tra le punte degli alberi a guidarmi.
Penso per un attimo a seguirla, prenderla, farla mia. Ma mi accorgo che poi non potrei averla più li, appoggiata su di un tappeto stellare, freddo e lontano, come l’aria che respiro ed espiro sotto forma di fumo.
Lunga e continua, la strada che si chiarisce tra gli alberi ed i pali, messi uno dietro l’altro in una geometria che ha qualcosa di divino. Creano insieme, in un continuo immobile salto, un sentiero psichedelico speziato dalle tonalità violacee del cielo nella notte.
Penso un attimo al momento che ho vissuto, ma per fortuna mi salvo. Si perché a differenza delle molte volte in cui tutti noi un po’ci dimentichiamo dell’attimo che stiamo vivendo, preoccupati dalle aspettative per il futuro, o dalle cose che non riusciamo a mettere via del passato, questa volta guardo quella stella, o quel ramo che gentilmente e senza fretta fa scivolare la neve giù dal ramo, o ascolto il rumore dei miei passi sulla strada del nord.
La strada dell’inverno, la strada della rinascita, del leggero, ma non violento, scorrere del tempo.
Mi fermo.
La strada dell’inverno, la strada del sorriso sulle labbra, della perfezione silenziosa e timida.
Benvenuto in una profonda esplosione di glaciali emozioni, pronte a congelare la tua memoria per impedirti di usarla per non vivere ciò che ti trovi davanti. Pronta a cristallizzare dentro di te la sensazione del dolce abbandono alla serenità.
Benvenuto nella landa del gelo, dove tutto rimane così come l’hai visto e in fondo come lo hai sempre voluto.
Lenti i passi, che non si fermano.
Lenti e inarrestabili.
Leggeri e indelebili.
Silenziosamente assordanti.